Dai Nostri Soci

 Federico Biagini (Firenze)

Federico ha frequentato il corso di lancio di base qualche settimana fa.

Queste sono le sue impressioni che ci ha voluto mandare.

 

Corso di lancio 13-16 Luglio 2010


Il corso di lancio frequentato presso il Tuscia Fly Club è risultato molto positivo, non solo per riuscire ad effettuare il lancio vero e proprio ma anche per capire la meccanica del lancio in sè stesso come, per esempio, l'importanza dell'uso della mano sinistra e la continua tensione che si deve tenere per poter effettuare un lancio corretto o ancora  la posizione da tenere con il braccio destro e l'asse lungo la quale fare il movimento con la canna.

Ho capito che non è solo importante sapere lanciare ma come lanciare e soprattutto come posare la mosca in acqua.
Molto utili sono state le uscite dirette sul fiume per capire il comportamento da tenere in fase di pesca in torrente.
A fine corso posso dire di essere riuscito ad imparare la tecnica di lancio, anche se ancora non la padroneggio con tanta coda fuori dal mulinello, però con gli insegnamenti ricevuti sono sicuro che, avendo capito la meccanica e sapendo riconoscere gli errori comuni in fase di lancio, con esercizio, attenzione e costanza riuscirò certamente a sapere gestire molta più coda in futuro

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USCITA DI PESCA... POST CORSO

Ore 5.30, la sveglia suona ma ora mai sono già sveglio da un'ora passata! Non vedo l'ora di caricare la macchina con tutto il necessario e partire alla volta di Soriano-Chia. La strada a forza di leggere la cartina l'ho imparata a memoria; altro che navigatore satellitare... sono io il navigatore! Il sole deve ancora nascere da dietro le colline ma pian piano lo vedo fare capolino nel Valdarno dove mi riscalda con i suoi pochi raggi; meno male però che sono partito presto perché in questi giorni dopo le nove fa un caldo pauroso.

In autostrada siamo solo io e i camionisti che portano la loro merce verso il sud d'Italia; ma in fondo sono in buona compagnia, mi metto dietro alla scia di uno e non mi tolgo fino all'uscita di Orte, tanto non ho fretta e non mi interessa correre. Arrivato al casello di Orte sembra quasi che Osvaldo abbia il presentimento che sia arrivato nella sua zona, difatti sento squillare il telefono e appena rispondo riconosco subito il suo inconfondibile timbro di voce. Gli annuncio che sono appena arrivato ad Orte e che tra non meno di 25 minuti sono a casa sua. Mi accorgo dopo poco che invece di prendere la superstrada, ho preso la strada che porta ad Orte centro, allungando il mio viaggio, comunque seguendo le indicazioni per Viterbo riesco con destrezza ad imboccare la superstrada e procedere verso Soriano. Uscito dalla superstrada Orte-Viterbo in direzione Soriano, imbocco la strada che porta alla casa di Osvaldo e appena arrivo trovo sia lui che sua moglie Anna ad aspettarmi nel cortile per farmi parcheggiare la macchina.

Dopo che mi sono sistemato nella camera della loro figlia e fatto colazione a base di caffè ,latte, pane-burro e marmellata, Osvaldo non perde tempo e mi porta subito dietro casa per iniziare il corso di lancio di base. Meno male che mi sono portato i pantaloni corti e una fruit bianca perchè sotto il sole si cuoce a puntino. Osvaldo veste immediatamente le vesti di insegnante serio, rigoroso e preparato e da subito mi fa notare l'importanza della mano sinistra rispetto alla destra, facendomi capire che l'ottanta percento del lancio è dovuto alla trazione della coda di topo che effettua la mano sinistra durante il lancio. Praticamente se non c'è tensione sulla coda di topo, non si riesce a fare un lancio semplice. Inoltre un'altra cosa importante sono gli stop della canna nei momenti fondamentali del lancio, senza di quelli la coda non riesce a stendersi (nel caso di stop posteriore) o poggiarsi (nel caso di stop anteriore). Passate due ore comincio ad accusare i primi dolori alle braccia, quindi vista l'ora fatta Osvaldo decide che è ora di pranzare a Viterbo dato che poi nel pomeriggio è prevista un'escursione turistica nella città e alla campagna circostante; ho modo così di conoscere la città ma soprattutto mi portano in posti archeologici che non avevo mai visto prima, anche se da piccolo in quella zona ci sono stato con i miei genitori. Si comincia con il passaggio in macchina attraverso una strada passante in mezzo a due costoni di tufo; veramente uno spettacolo impressionante, solo il pensiero ancora mi fa venire la pelle d'oca. Poi è il turno della necropoli di Castel d'Asso (poco fuori Viterbo) dove abbiamo la possibilità di entrare dentro ogni singola tomba etrusca. Immaginate una tomba alta 150 cm e completamente al buio; uno spettacolo quando si entra ma per entrare bisogna avere un po' di coraggio...

Dopo la visita alla necropoli facciamo un giro per le terme dei Papi e vengo a conoscenza che essendo Viterbo una zona termale è possibile trovare senza problemi pozze di acqua calda dove chiunque può andare a fare il bagno e rigenerarsi. Non male no? Praticamente terme gratis! E' la volta del palazzo del conclave di Viterbo, dove nel 1268 doveva tenersi l'elezione del nuovo Pontefice, ma a causa di dissidi fra fazioni dopo numerosi mesi non riuscivano a trovare la soluzione più adatta tra un Pontefice italiano e uno francese. Di fatto i viterbesi decisero di porre fine a questo conclave scoperchiando il tetto del palazzo così da velocizzare le elezioni.

Finito il giro turistico è il momento di tornare a casa per ricominciare in ore più fresche il corso di lancio. Dalle 19 alle 21 circa riprendo a volteggiare la coda di topo, con qualche miglioramento, poi è il tempo della cena e della serata di costruzione (specialmente Streamer per la pesca al Bass), poi tutti a nanna per riposarsi.

Mi sveglio verso le 8,30, facciamo colazione e poi corso fino alle 13, dove Osvaldo mi fa capire le varietà di lanci che è possibile fare e in che occasioni farli. Logicamente faccio sempre esercizio di lancio, fino a quando non capisco l'importanza del braccio sinistro e gli stop della canna con il braccio destro. Piano piano riesco a capire i movimenti giusti. Finito di pranzare è giunta l'ora di andare a fare la prima uscita di pesca sul lago di Bolsena per andare a prendere i famosi Black Bass o boccaloni come si chiamano in Italia. Appena arriviamo a Capodimonte ci mettiamo a montare la canna e appena entro in acqua (rigorosamente costume e sandali) mi accorgo della difficoltà di lancio di uno streamer in aria. Uno pensa... più peso hai e più è facile lanciare! Invece è l'opposto rispetto ad una pesca tradizionale!

E' più facile pescare a secca che a streamer, con questa tecnica mi accorgo che è fondamentale l'utilizzo del braccio sinistro per poter tenere sempre in trazione la coda e gli stop con il braccio destro. L'azione di pesca è semplice: si lancia lontano e si recupera fino a quando non si sente l'attacco del pesce e al quel punto si ferra. Non vedo un attacco per tutto il pomeriggio ma forse è logico perchè sono un principiante ma purtroppo anche Osvaldo non vede niente, sembra che i Black non ci siano più! Mah...

Per fortuna, se così si può chiamare, parlando con altri pescatori ci accorgiamo che non siamo i soli in questa situazione e quindi dopo aver provato diversi spot di pesca ed essendosi fatto il tramonto decidiamo di andare a pescare sul Marta, almeno qualche cavedano riusciremo a pescare! Purtroppo abbiamo la sfortuna che nel momento in cui mettiamo le canne in acqua l'azienda ittica accanto al fiume rilascia nel fiume scarti di pesce e quindi tutti i pesci sono a mangiare gratuitamente negli scarichi. Tornado a casa in macchina c'è uno sentimento di delusione misto a incredibilità per la situazione creatasi.

Ci mettiamo a tavola e parliamo del più e del meno ma anche della giornata passata, poi decidiamo il programma del giorno dopo. Come sempre la mattina facciamo corso fino all'ora di pranzo poi decidiamo di andare sul fiume Fiora nella zona di Vulci a fare pratica con i cavedani. Come tutte le mattine mi alzo, faccio colazione e mi do' da fare con il corso. Oggi Osvaldo mi fa provare la doppia trazione per vedere se mi entra ancora meglio nel cervello l'importanza del braccio sinistro. Non va benissimo perchè tendo a sforzarmi come una bestia tanto da scordare i movimenti del braccio destro. Allora decidiamo di fare una pausa con la doppia trazione e vedere i recuperi della coda di topo durante il volteggio in aria. Mi spiega le tre possibilità di recupero: spirale - matassina - fra le dita. Dopo svariati esercizi riesco a comprendere il funzionamento delle tre tecniche e quando metterle in pratica. Finito il recupero si torna alla doppia trazione, ma ancora non riesco a metterla in pratica per bene soprattutto perchè non riesco a trovare il tempo di trazione iniziale. Non mi abbatto, però!

Pranziamo e subito dopo partiamo verso il parco archeologico di Vulci dove scorre il Fiora. Per sbaglio facciamo un giro tondo invece che tagliare per la campagna ma non ha importanza perchè lo spettacolo del paesaggio ripaga l'errore commesso. Intorno a noi ci sono distese di campi tutti di tonalità di colore differenti, dal giallo al marrone, con decine di sfumature tra loro. Lascio a voi l'immaginazione del paesaggio.

Una volta arrivati al parco archeologico entriamo per avere delle informazioni sul corso del fiume e le zone dove poter pescare, ma ci indicano che è consigliabile pescare poco fuori dal parco, in prossimità di un ponte di ferro. Ci dirigiamo quindi con la macchina nel luogo indicato e una volta arrivati ci prepariamo per andare sul fiume. Il Fiora in quel punto è fatto da pozze dove è possibile imparare come affrontare un fiume in generale. Allora Osvaldo si mette con pazienza a spiegarmi quale è il comportamento da tenere quando si affronta determinati fiumi. Mi spiega dove lanciare, come lanciare e in che modo lanciare per cercare di evitare il dragaggio della mosca. Dopo un paio di lanci ecco che arriva il primo cavedano; è piccolo ma l'emozione è tanta, come la prima volta che ho preso un cavedano a mosca. Dopo un po' decidiamo di risalire il fiume per poter provare più a monte. Dopo circa quindici - venti minuti che camminiamo ci accorgiamo che siamo entrati nel recinto di un gruppo di mucche e il punto dove ci siamo messi a pescare non è nient'altro che il loro abbeveratoio. Il panico scorre in me, solo la vista di un toro con due corna enormi che muggisce contro di noi mi fa venir voglia di scappare a gambe levate, ancor più quando le mucche cominciano a venire al fiume per bere. Per fortuna c'è Osvaldo che ogni due, tre secondi mi dice di stare tranquillo e di non guardarle che tanto non ci avrebbero fatto niente. Difatti è stato così, tanta paura per niente. Dopo venti minuti si sono allontanate da se e sono tornate alla stalla da dove sono venute. Intanto la pesca continua e mi trovo ogni tre per due a sciogliere il finale dopo averlo intrecciato, comunque qualche pesce si riesce a catturare. E' tempo di tornare indietro perchè c'è molto da camminare ed è bene arrivare alla macchina prima di buio. Durante il ritorno Osvaldo mi fa vedere come si pesca a ninfa e mi accorgo che il lancio è difficile quanto quello a streamer avendo un peso che spezza l'azione della coda di topo. Catture a ninfa... zero, ma ho la possibilità di imparare qualcosa in più!

Il viaggio di ritorno si concentra sulla ricerca di un bar per poter bere qualcosa di fresco, e fatti un po' di chilometri riusciamo a bere una spuma ed una coca cola! Le nostre gole ringraziano! La sera a cena siamo tutti e due stanchi ma rispetto alla serata precedente siamo tornati con qualcosa in più da raccontare, soprattutto il mio incontro con le mucche che diventerà leggendario! A questo punto propongo ad Osvaldo di tentare ancora una volta sul lago di Bolsena, perchè non voglio credere che non ci siano più pesci. Lui accetta la mia proposta, ma come sempre la mattina esercizio fino ad una certa ora. Accetto senza dubitare.

La mattina mi alzo un'ora e mezzo prima di Osvaldo e mi metto ad esercitarmi per conto mio in modo da fargli vedere i progressi. In questa ora e mezza non sono solo ma a vedermi esercitare c'è il loro gatto Birillo, che per farlo giocare mi metto a lanciargli la coda con il finale, la cosa più bella è quando cattura il finale e cerca di portarlo via con la bocca correndo verso casa. Almeno un pesce gatto sono riuscito a prenderlo!

Per fortuna sono migliorato ed ora riesco a capire il tempo giusto per la trazione della coda di topo. Anche se, logicamente, non riesco a fare tutta coda, almeno ho capito i movimenti e i tempi per poter un giorno lanciare senza problemi. Una volta che Osvaldo ha appurato i miglioramenti, mi porta a fare il corso in uno scenario diverso: il campo degli ulivi; lì mi spiega come effettuare determinati lanci, specialmente quello a balestra e quelli curvi, ma la difficoltà principale sta nel fatto che il fiume del letto virtuale è molto infrascato e quindi dovevo stare attento a non toccare i rami di ulivo. Bellissimo esercizio, anche perchè è una situazione molto reale nei nostri fiumi. E' difficile trovare un fiume di grandi dimensioni, certo ci sono, ma è molto più facile trovare torrenti o fiumi infrascati. Dopo un po' di spiegazioni andiamo a pranzo molto presto e poi ci dirigiamo verso il Bolsena per la seconda volta.

Ci fermiamo presso un posto vicino a Gradoli dove il proprietario di un ristorante ci indica alcune zone dove andare a pescare perchè ricche di Bass ma noi non vediamo un attacco neanche a pagarlo; allora decidiamo di spostarci verso Capodimonte e fare una parte di costa dove ci sono dei canneti che dovrebbero, e dico dovrebbero, essere la patria dei black, ma purtroppo dopo due ore di pesca non vediamo neanche un attacco. Ci rendiamo conto che non è possibile! Tutte a noi! Allora per completare la giornata andiamo verso Montefiascone per provare un ultimo spot di pesca, ma anche li niente da fare. Un altro ragazzo che era con il belly-boat ci conferma che in quattro ore che è stato in acqua non ha visto un attacco; e lui pescava a spinning quindi anche più facile di noi con la mosca.

Torniamo a casa e neanche l'ultimo giorno sono riuscito a pescare un maledetto Bass! Ci tenevo veramente, mannaggia! La sera a cena narriamo le nostre avventure al lago e gli sketch con il proprietario del ristorante e con i carabinieri che ci hanno fermato per un controllo. Con un po' di tristezza mi accorgo che i miei quattro giorni sono finiti e che la mattina dopo devo partire per tornare a casa, ma torno a casa con tanta esperienza in più ed un corso che Osvaldo ha curato in ogni minimo particolare. E' riuscito non solo a insegnarmi a lanciare (almeno la base non dico tutto coda) ma anche a farmi capire quali sono i principali errori di un principiante di fronte al lancio, cosa che non tutti riescono ad insegnare. Sono riuscito a capire quando un lancio è posato bene in acqua e quando no. Ho capito quando effettuare certi tipi di lanci e come cercare di non fare dragare la mosca in acqua in casi di forte corrente. Ho capito l'utilizzo del braccio sinistro e la sua importanza. Ma soprattutto in questi quattro giorni ho conosciuto persone bellissime che mi hanno accolto come una persona che conoscono da sempre e alle volte come un figlio! Ringrazio tutta la famiglia Velo: Osvaldo, Anna e Deborah con Massimo per questa bellissima esperienza che ho fatto nella terra della Tuscia.

Grazie mille a tutti!

Federico Biagini