(sull'aria di "Il Piave mormorava..."
IL TEVERE MORMORAVA…
Il
Tevere piangeva e
tremava al suo passaggio
di quello che veniva
all’arrembaggio.
Il Nordico marciava per
raggiunger la frontiera
per far vedere al Sud
lassù com’era.
Muti restaron quella
notte i fanti,
il
Lommi, il Gollum e poi
tutti quanti.
S'udiva intanto dalle
alte cime
sommesso e lieve il
frusciare di code.
Era un presagio dolce e
lusinghiero.
Il Tevere gridò: "Allor
lo fa davvero!"
Ma il giorno cosi atteso
arrivò in un baleno
e
il vento delle Alpi
senza freno…
Ahi
quanti lanci il Fiume
vide mai così perfetti
da
non potere credere ai
suoi occhi!
Tremanti
alla vista delle pose
non
furon più capaci di far
chiose…
Profughi
ovunque dai lontani
riali
fuggiron
senza pena e senza ali
col
capo basso e coda fra le
gambe
il
loro grido fu: “E’
davvero un grande!”
Con
tanto di maestria tanto
stile e poco affanno
il
Nordico gridò: “Ma
come fanno?”
E
si trovò sconvolto in
un attimo e fu lesto
a
far ai poveretti da
maestro…
Stop
ore 1, stop ore 10
Non
scendere di più che non
riesci!
Si
videro allor tanti
sorrisi
capito
lo avevano e felici
furon capaci di lanciare
bene.
Il
Tevere gridò: “E mò
chi me li tiene?”
Sul
Fiume si recarono e da
Roma fino a Trento
diventarono
amici in un momento!
Fu sacro quell’istante
ma in un attimo fu il
fato
nel
letto si trovò tutto
sudato!
Era di tutto quanto solo
un sogno,
di
tutto quello non c’era
bisogno,
che
di amici già ne aveva
tanti
e
questi qui giù in basso
più importanti.
Il
grande Fium gli disse:
“Ma che cali?
Non
vedi quel che siete:
siete tutti uguali!”